HIPPIE DIXIT, di AMERIGO VERARDI (The prisoner records)

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hippie-dixit-copertina-e1482035314226Il ritorno da solista di Amerigo Verardi è una lunga attesa che non delude. “Hippie Dixit“, pubblicato a dicembre per “The Prisoner Records”, è un lungo flusso continuo spalmato in cento minuti tracciati su un doppio album. A quattro anni dal suo ultimo lavoro, “Il diavolo sta nei dettagli” (Lobello records), intrapreso però con Marco Ancona, “Hippie Dixit” è in realtà il primo album da solista di Verardi dal lontano 1997 (“Cremlino e coca”, Destination X). Una distanza notevole che inevitabilmente crea aspettative alte, a cui Verardi risponde con la solita minuziosa eclettica ambizione coltivata. “Hippie Dixit” è un viaggio imposto con personalità, senza troppi giri di parole  ed istruzioni per l’uso. E’ un viaggio trascinante che al contempo però indica delle possibili direzioni, soggettive, a disposizione di tutti. Lo sguardo di Verardi è un viaggio melodico liquido, un mettere a nudo (non certo insolito al cantautore brindisino) ma che in questo lavoro appare esprimersi con una libertà ancora più evidente rispetto al passato. “Hippie Dixit” assume infatti una netta deviazione messa decisamente a fuoco, verso una traiettoria lanciata da un suono che appare ancora più sincero, collidendo poi verso confini in cui è facile perdersi ma ancora di più ritrovarsi, poi. L’ampio minutaggio dei brani e la molteplicità dei strumenti utilizzati (che grande lavoro Valerio Daniele!), consente all’ascoltatore poche possibilità: ascoltare, entrare, lasciarsi dirigere. La parola “psichedelia”, spesso accostata al Verardi, qui si fonde con una razionalità nascosta ma densa: sono i testi a suggerire questa suggestione in particolare. E’ un flusso di coscienza condiviso che assomiglia più a delle “pietre lasciate al collo”, pietre che vengono però alleggerita da quelle sonorità mediterranee, ambientate in un Sud rappresentato più volte nella sua straziante bellezza tragicomica. “Hippie dixit” è un viaggio che rende reale un desiderio fuggevole e che rende onirico una realtà catartica, una realtà modulata da luci soffuse e soffi di vento rappresentati.

TRACKLIST

1. L’Uomo di Tangeri
2. Terre promesse
3. Pietre al collo
4. Due Sicilie
5. Cisternino Bhole Baba Dhuni
6. A Piedi nudi
7. Brindisi (Ai terminali della via Appia)
8. Viaggio di Paolo
9. Korinthos
10. Chiarezza
11. Verità
12. Innocenza
13. Le Cose non girano più
14. A me non basta

(di Mino Pica)